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24 Apr 2025

Sotto La Panca Residency: Ucronia

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Che cos’è?

Un nuovo format freschissimo, succosissimo e quadrimestrale dove un artista esternx alla redazione di Profondissima Press diventa caporedattore/redattrice per un’unica uscita della newsletter. SLP diventa così uno spazio fatto di ricerca, sperimentazione e nuove visioni.

In questo caso Liz Van Der Nüll (Elisabetta Palisi) fa da padrona di casa e ci guiderà verso l’esplorazione del concetto di ucronia.

Giusto per iniziare a capirci qualcosa, la Treccani ci dice questo:

ucronìa s. f. – Termine coniato in francese intorno alla metà del 19° sec. (uchronie, dal greco οὐ «non» e χρόνος «tempo») e documentato in italiano dall’inizio del 20°, che fa riferimento a un concetto analogo a quello più antico e conosciuto di utopia, sebbene sia imperniato sul piano temporale anziché su quello spaziale. L’u. consiste nella sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili, e trova applicazione in opere di narrazione letteraria, in opere d’arte, in pellicole cinematografiche e nel fumetto. Si tende, però, a non considerare come ucroniche le opere ambientate in un’epoca successiva alla loro data di scrittura, riportandole al settore della fantascienza.


Il modulo corretto/Le preoccupazioni dell’attendente di Rodolfo Baldanzi

Nota dell’autore: le vignette non sono da leggere come consecutive.


CHI HA ROTTO LA TEMPOLINEA? di Liz Van Der Nüll

Immaginare una storia diversa.

Più che un articolo questo è un lungo appunto sconclusionato sulla base di una sensazione.

Avete presente il famigerato: “Hai nuovi ricordi da vivere oggi”?

La notifica che accompagna a volte un senso di malinconia, a volte imbarazzo, nostalgia. A volte di fronte a quella notifica si cade nel baratro dell’ “e se?” perché ogni ricordo rappresenta anche sempre una possibilità scartata, irrealizzata, perduta. Non serve nascondere ulteriormente l’elefante nella stanza: il lockdown, la pandemia ha reso partecipi tutti noi di un evento niente male, anzi una catastrofe.

Piccola nota di filosofia, Benjamin scriveva:

“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.”.

Immagine che contiene disegno, schizzo, dipinto, illustrazione

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Pensando a questo ci si chiede spesso “cosa stavamo facendo prima?” dove ci siamo interrotti?

Qual è quella serie di eventi che oggi ci appare solo come un’unica catastrofe?

Qual era il termometro della nostra immaginazione? Come una folgore ho riesumato un grande testo sacro di profezie collettive a fumetti: la BORDA ZINE dell’ormai lontanissimo 2019.

Riporto senza ulteriori commenti il meraviglioso testo di introduzione alla zine e alcuni estratti:

Come avevamo fatto ad immaginare cose così verosimili?

- silenzio -

SALTO TEMPORALE: 2025, Bologna.

C’è una cosa che si chiama Ucronia. Sostanzialmente possiamo affiancarci il termine più noto di utopia. L’utopia e l’Ucronia hanno destini e destinazioni diverse. Se l’utopia immagina un futuro ancora non realizzato, l’ucronia immagina un paradosso: il presente del “se”. La particolarità dell’ucronia è immaginare un intero ecosistema di premesse e conseguenze nuove. L’utopia è la speranza che avvenga al di là del proprio tempo una nuova condizione. L’utopia mente, l’ucronia no. Tempo fa mi è passato tra le mani il testo di Emanuel Carrère “Ucronia”. “L’intento dell’utopia è quello di cambiare quello che è, o almeno di elaborare un progetto finalizzato a questo cambiamento. […] L’intento, scandaloso, dell’ucronia è invece quello di cambiare ciò che è stato”. (Tratto da Ucronia di Carrère)

Questa tensione naturale al “what if”, caratterizza la mente e l’immaginazione umana da sempre. Forse ancor più, sottolinea Carrère, della tendenza all’immaginazione utopica. Aggiunge “tanto che i bei proverbi tipo “con i se e con i ma la storia non si fa” hanno l’aria di essere stati inventati proprio per porre un freno a questa tendenza mentale comune a tutti.”.

E perché una newsletter su questo concetto in particolare? Forse perché nei tempi bui che stiamo vivendo l’immaginazione Ucronica sembra essere di conforto per chi scrive, pensa, disegna storie, mondi, ipotesi. Forse perché i tempi non sono certamente quelli dell’utopia, ma sono i tempi, più “assurdisti” dei “se e dei ma”. Forse perché si ha spesso la sensazione generalizzata che il mondo stia andando a briglia sciolta in una direzione che ci è sfuggita. Un po' come se il tempo storico dove ci troviamo ci faccia costantemente bisbigliare “Cosa ci faccio qui?”. Un po' come se avessimo messo la spunta su “TERMS AND CONDITIONS” senza leggere nulla e ora ci fossimo trovati con una bella gatta da pelare.

Il rischio principale dell’Ucronia è quello di diventare unicamente una storia romanzata, quando l’esercizio narrativo diventa letterale si ottiene unicamente una versione alternativa degli eventi, narrativamente un gioco super divertente di cui il mondo del fumetto e della narrativa esplode di esempi (clicca qui per una lista).

Quello che però rivela il potenziale narrativo dell’esercizio dell’ucronia è forse quando essa rimane “occulta”, non dichiarata, ma si lascia intravedere nelle forme, nei materiali nelle scelte di “atmosfera”.. Ad esempio si può considerare ucronica in questo senso un’opera che attraverso materiali, forme e rappresentazione suggerisca la sua stessa provenienza da un tempo mai esistito, la capacità cioè di essere un artefatto da un mondo-altro, capace di apparire verosimile artefatto del passato, ma portando a conseguenze percettive legate al presente o a possibilità future.

UN PIZZICO DI FILOSOFIA

Il potenziale dell’ucronia è quello di essere “straniante”. Permette dunque di immaginare un mondo altro, con i piedi ben piantati nel già-accaduto. L’esercizio che propone è straniante per sua natura, comportando per chi lo fa, l’atto preciso e letterale del pensare per assurdo. Come scrive Carrère “La serietà dell’indagine non è sminuita dal fatto che il suo oggetto non ha avuto la fortuna di esistere. Abbiamo le stesse ragioni per intraprenderla e ci aspetta lo stesso risultato: la conoscenza disinteressata, che poi è una modalità intellettuale del piacere.”

Fare dell’Ucronia significa anche in qualche misura, illudersi con l’immaginazione di poter modificare il corso degli eventi, significa che lavorando per ipotesi si finisca per definire meglio i confini della storia, del ruolo del tempo e delle azioni, del destino, del presente e delle possibilità del futuro. A cascata una serie di concetti si palesano davanti all’immaginazione, concetti che a ben vedere hanno tanto a che vedere con il mondo della narrazione e dell’immaginario. Ma non solo.

Attraverso l’esercizio dell’Ucronia si può anche ri-pensare la capacità politica dei soggetti, gli atti dei singoli e dei molti che hanno giocato un ruolo fondamentale per il qui e ora.

“Essere ucronista”, dice ancora Carrère, “significa trovarsi da solo contro tutti, non poter contare, per l’appunto, sull’approvazione degli altri, del senso comune, della memoria condivisa.” La mente profondamente instabile e indecisa dell’ucronista è in preda alla tensione costante tra quello che è la fantasia e la realtà dei fatti, nega una contraddizione evidente: in altre parole afferma l’impossibile negando l’irrevocabile.

I viaggi nel tempo e la possibilità o meno di cambiare il futuro in base ad interventi specifici e spesso rocamboleschi sono solo un esempio di questo esercizio. Ci sono una serie di concetti più filosofici che possono stimolare ulteriormente la riflessione sull’ucronia, vale la pena per i più coraggiosi accennarne almeno tre:

HAUNTOLOGY: Nostalgia del futuro, da Derrida a Mark Fisher.

Derrida definisce lo “spettro”, quella cosa che “infesta” il presente pur non essendo più ed essendo-stato. Una figura liminale dell'ontologia, a cavallo tra possibile e impossibile. La nostalgia per un futuro che non si appresta a definirsi, comporta “l’infestazione” del passato nel presente che abitiamo.

Per saperne di più leggi l’articolo su Il Tascabile qui.

L’ Hauntology è anche un genere musicale, Mark FIsher ne parla lungamente, così come Reynolds e noi abbiamo preparato una playlist.

MODERNITA’ in Benjamin:

Nel “Compito del traduttore” Benjamin esplicita il concetto di modernità e il ruolo dell’arte. la modernità nasce come critica del tentativo di dare per riconciliato ciò che invece resta inconciliabile (Givone), e tale deve restare, perché è dal cuore della scissione che semmai sprigiona un’immagine non fittizia e non surrogata di pienezza, di riconciliazione, di redenzione. L’arte fa del proprio avvenire una “chance” di rottura nel flusso della realtà. Produce una riconciliazione “fittizia”, che contiene al suo interno già l’affermazione di un’impossibilità.

ADORNO: La luce nera dell’arte

Adorno, supremo King della sinistra hegeliana, libera la sua anima più gotica quando parla di “luce nera” dell’arte. Nella sua “teoria estetica” (incompiuta e pubblicata postuma nel 1970) Adorno dopo aver smontato la concezione dell’arte come riflesso della società e dei tempi a cui appartiene sostiene invece che il ruolo proprio che essa ha è al contrario quello di rivelare per negazione il grande ingranaggio della storia e della società, di incepparlo o perlomeno di mostrare, attraverso la sua “apparenza” e la sua “apparizione”, l’altro che non-c’è ancora, che potrebbe esserci.

L’ucronia è dunque un’utile strumento di generazione narrativa e immaginativa per stimolare riflessioni critiche e teoriche sul presente attraverso l’operare sulle immagini, sul fumetto, e sull’arte visiva in genere. Ridefinire limiti e relatività della gabbia storica in cui ci muoviamo può forse aiutarci, in tempi assolutamente disperati, a percepire la nostra agency.


Di seguito due fumetti che si trovano all’interno di FLASH FORWARD, la zine del Borda Fest citata nell’articolo.

Un estratto di Revolver haxan split zine MMXXIV - ROUSSIAN ROULETTE di horbo.0 + phi

Clicca qui sotto per leggere And I Think To Myself What A Wonderful World di Liz Van Der Nüll (all’epoca VIVIVI)

Flash Forward Epvivivi
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Narrazioni ucroniche di Lucia Vagnoni

Semplificando parecchio, le storie ucroniche spesso si dividono in due tipologie: private e pubbliche. Le prime spesso sono legate al rimpianto, le seconde di frequente sono politiche.

Le storie ucroniche pubbliche a volte inglobano il privato, focalizzandosi sulla storia di una o più persone.

Cinema, letteratura, fumetti ecc. spesso si servono di questo concetto, a volte spiegandolo grazie alla presenza di altre dimensioni, nelle quali spesso accade ciò che sarebbe successo se le scelte dei personaggi fossero state differenti.

L’ucronia in un certo senso ha salvato il mondo dei supereroi perché quando le storie hanno iniziato a essere troppo intricate e ormai tutto era già stato raccontato, è stato inventato il multiverso, ossia un mega universo con all’interno potenzialmente infiniti universi, ognuno dei quali possiede il suo Spiderman, il suo Hulk ecc. Le loro storie in un certo senso sono potute ricominciare da capo in maniera diversa, sfruttando le scelte scartate negli universi precedenti. La questione si è in un certo senso risolta anche se rimane intricata, considerando che spesso questi universi si incontrano.

Ma, bando alle ciance, ecco qui un bel listozzo di narrazioni ucroniche:

Film:

  • Bastardi senza gloria (Quentin Tarantino, 2009)

  • C’era una volta a Hollywood (Quentin Tarantino, 2019), in entrambi i film, senza fare spoiler, il corso della Storia viene cambiato sul finale, quindi ciò che sarebbe potuto accadere poi, avviene esclusivamente nella testa dello spettatore.

  • It happened here (Andrew Mollo, Kevin Brownlow, 1966), cosa sarebbe successo se nel 1940 i nazisti fossero riusciti a invadere l’Inghilterra? Ecco qui un documentario.

  • Mr Nobody (Jaco Van Dormael, 2009), un super vecchio racconta confusamente la sua vita, il nocciolo è che l’esistenza è un mix di scelte e cose che accadono per caso. Dello stesso regista il cortometraggio È pericoloso sporgersi (1984), qui l’ucronia si trova nelle possibilità di scelta di un bambino i cui genitori si stanno separando.

  • Mulholland Drive (David Lynch, 2001), si tratta di un’ ucronia? Chi può dirlo. Molto bello.

Libri:

  • La svastica sul sole (Philip K. Dick, 1962), il cui titolo originale è The man in the High Castle (che dà il nome alla serie tv) narra le vicende di alcuni personaggi in un mondo dove Hitler e i suoi alleati hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale (aiuto!). È molto interessante la presenza di un libro dentro al libro intitolato La cavalletta non si alzerà più (bandito dal regime nazista) dove viene narrato ciò che sarebbe potuto succedere se avessero vinto gli alleati (e non è quello che è successo realmente).

  • Loop (Simon Stålenhag, 2017) libro illustrato che racconta un’ucronica Svezia anni ‘80 in un mix di paesaggi selvaggi e robot.


silent comic di Liz Van Der Nüll

Nota dell’autrice: le tavole non sono da leggere come consecutive.


CALL TO ACTION: per tirare le fila di quello che ci siamo dettx in questa residenza, la nostra proposta è quella di fare un workshop di IMMAGINAZIONE UCRONICA! Dove? Quando? Il 18/05 al PRPR Fest ovviamente! Per avere info più dettagliate al riguardo, tenete d’occhio i nostri canali social!!


Per salutarci, mettiamo qui sotto un po’ di artistx (sottilmente) ucronicx che ci piacciono:

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