A spasso nell'Internet
Leggi su Substack ↗ ↗È impossibile parlare di Internet, di come ha cambiato l’umanità e la Terra stessa ed essere brevi.
C’è un mondo interno di Internet, quello che sta dentro i computer o i cellulari, un labirinto pressoché infinito, fatto di comunicazione, social, tendenze, gruppi, giochi, cose strane e dimenticate, violenza e molto altro, le cui influenze sono ben radicate nel mondo esterno. Internet plasma le nostre vite in modo irrevocabile e anche quando pensiamo di essere solx, la sua presenza è certa. Un mezzo (se si può chiamare così) potentissimo e che sicuramente ha altre infinite evoluzioni da sbloccare.
Che ci piaccia o no, esiste. Possiamo quindi rimanere inermi davanti ai cambiamenti che si susseguono velocemente o provare a capirli, almeno in parte. Per questo motivo, in questa newsletter abbiamo raccolto i punti di vista di alcunx massimx espertx mondiali dell’argomento.
Buona lettura!!
Home is where I want to be di Adele Di Tella
Illustrazioni di Adele Di Tella
Se penso alla versione di me che ritengo più autentica, l’immagine che mi si compone davanti è fatta di migliaia di pixel. È imprescindibile da noi la necessità di raccontarci, di condividere i nostri demoni per affrontarli o semplicemente per sentirci meno soli. Il web, in questo senso, funge da strumento meraviglioso: una bacheca globale dove affiggere le nostre miserie nella speranza che qualcuno le noti. Il più delle volte rimaniamo sospesi sul filo invisibile di questa eventualità che ci porta a postare all’infinito contenuti vaghi che facciano riferimento alle nostre esperienze.
Documentare significa decidere qual è la propria verità. Un documento è vero: è la versione di noi che esisterà dopo di noi. Come cantava Battiato in Mesopotamia: “Che cosa resterà di me, del transito terrestre? Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita?”
Creare una narrazione online è la modalità con cui oggi cerchiamo di avere controllo sulla percezione o sul ricordo che gli altri potrebbero avere di noi o dei nostri cari, attraverso ad esempio profili social, o un blog in cui parliamo delle nostre cose preferite, o ancora un memoriale per qualcuno scomparso troppo presto: nutre la nostra ossessione di immortalità.
Già dall’early web, abbiamo accumulato una grande quantità di materiale che, osservato oggi, ci dà un’idea di come potrebbero apparire le impronte digitali che lasciamo: un inquietante cimitero di memorie e collezioni di dati che suscitano un interesse morboso in chi, come me, è un tombarolo digitale e un autoproclamato Data Hoarder, ma rappresenta anche un archivio inestimabile di informazioni. Tuttavia, è necessario avere consapevolezza di due cose: la prima è che siamo diretti verso un inevitabile obsolescenza, che lentamente digerisce e annienta tutto — le tecnologie evolvono e i siti web vengono ridisegnati — la quale aumenta l’importanza archeologica dei siti rimasti online. Basti pensare che quasi il 40% dei siti creati poco più di un decennio fa non è più reperibile.
Per questo una delle risorse fondamentali in questo contesto è l’Internet Archive che, nonostante attacchi hacker e battaglie legali sui copyright, rimane uno dei pochi pilastri dell’informazione libera online a cui tutti dobbiamo molto. Attraverso la Wayback Machine e grazie alla volontà di miriadi di utenti di salvare snapshot di vecchi siti, possiamo fare un deep dive nelle pagine dimenticate o non più disponibili.
Una piccola parentesi su cosa che mi manca del passato: la personalizzazione dello spazio online che costituiva una forma di espressione accessibile a chiunque. Chi usava ad esempio Myspace, o anche Tumblr più recentemente, si ricorderà di come la propria pagina rispecchiasse la propria estetica, customizzabile attraverso l’html, e ospitasse tantissime informazioni sui propri interessi. Oggi la maggioranza di noi è costretta da una serie di layer ineditabili e la personalizzazione richiede spesso competenze specifiche di chi deliberatamente vuole creare un proprio spazio, diventando una scelta più tecnica e meno spontanea. Parentesi chiusa, tornando ai nostri dati, qualcuno che usava Myspace forse ricorderà anche di essere stato vittima di un incredibile Data Loss: nel 2019, MySpace ha perso completamente circa 12 anni di contenuti degli utenti, a causa di un errore tecnico durante una migrazione dei server. La perdita ha colpito quasi l'intera era "storica" di MySpace, che ospitava non solo copie uniche di foto personali di migliaia di utenti, ma per molti artisti indipendenti era l'unico archivio online dei loro vecchi lavori. Quel poco che ci rimane lo possiamo trovare sulla wayback machine.
L'altra faccia della medaglia è che il Data Hoarding costa relativamente poco: questo fa sì che si accumulino anche tanti dati di scarso valore. Tendiamo a voler salvare tutto, per paura che si perda: doppie, triple copie, cose inutili che si ammassano ma che diluiscono anche la qualità, il valore intrinseco della memoria. È troppo facile salvare, al punto che è diventato un riflesso incondizionato. Il paradosso sta che salviamo, per poi dimenticare: registriamo immani quantità di cose, solo per il gesto stesso di farlo. Invece di facilitare il ricordo, l'accumulo stimola l'oblio. Le memorie si affollano, perdono contesto, si frammentano.
Perdono le loro caratteristiche di Memorie, e si avvicinano sempre di più a essere Rumore, indistinte tra di loro. L’unico strumento che abbiamo a nostra disposizione è la potente abilità del discernimento: Cosa salvare? Cosa lasciare andare?
E salvare non basta, occorre ordinare, dare forma e senso.
Non c’è task più difficile di queste, perché, nelle parole del Nintendo save screen, “Everything not saved will be lost.”
anti-retinolo ai 400nm, blu di Mia Mauro
Messaggio da una scroller compulsiva:
Tutti gli schermi che utilizziamo quotidianamente – quello dello smartphone, del tablet, del computer, del televisore e via dicendo – emettono una porzione di luce blu.
Si tratta di una luce con energia molto alta e lunghezza d'onda molto corta. Questa radiazione elettromagnetica è infatti caratterizzata da una lunghezza d'onda compresa tra i 380 nm e i 450 nm.
Negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi studi per capire quali tipi di effetti può avere la luce blu sul nostro organismo. Tra questi:
Può influenzare la produzione di melatonina nel corpo, contribuendo ad aumentare i tempi di veglia e a rendere più difficile prendere sonno.
Può influire sul benessere visivo, portando affaticamento degli occhi, problemi alla vista e secchezza degli occhi.
L’affaticamento visivo può indurre anche episodi di emicrania e di stanchezza generale.
Agli effetti sull’organismo, si aggiungono quelli sulla salute mentale del soggetto posto davanti agli schermi: il “Doomscrolling” e l’IAD (Internet Addiction Disorder), specialmente dopo la pandemia di COVID-19 e il conseguente isolamento della popolazione, possono essere collegati a un declino della salute mentale e fisica.
L’aumento dello stress, dell’ansia, il propagarsi della FOMO (Fear Of Missing Out) e dell’incertezza nel futuro ci portano a chiuderci in un mondo apparentemente perfetto, fatto di luci e contenuti perfettamente in linea con i nostri gusti personali. Ci culla e ci rassicura, nello stesso modo in cui l’antidolorifico ci fa dimenticare di quel fastidio per cui dovremmo andare dal dottore.
Rimando alla ricerca personale per approfondire il tema, nell’ottica di un uso e consumo responsabile di Internet e dei suoi figli.
Proteggete i vostri occhi, la vostra mente e i vostri cari.
Bambone nel Deep Web di Viola Ciulla
Extra:
Se ti incuriosisce il concetto di DIGITAL DECAY:
“Silkscreen Easter Eggs”, messaggi lasciati dagli sviluppatori di hardware, per il riconoscimento della persona o della squadra dietro la creazione delle schede… il lato umano della macchina.
Un piccolo indizio sulla prossima uscita:
È arrivato il momento di tornare a scrollare in modo compulsivo per le prossime 16 ore consecutive staccare un po’ gli occhi da questi schermi, a prestissimo con altri contenuti gioiosi e pensati perfettamente per i nostri lettori!!
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