Traffico, fare la fila, odiarsi.
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SPEGNERE IL VENTILATORE di Emanuele Cantoro fingendosi Mariagiulia Pedrotti
In questo momento sto ovviamente digitando sulla tastiera del mio pc. Stamattina sono entrata in studio, mi sono seduta al mio posto e ho acceso il computer. Lo accendo tutti i giorni, un automatismo ormai. Eppure oggi è diverso. Ieri mi sudavano le dita, mi scivolavano sulla tastiera. Oggi il ventilatorino che tengo sulla mia scrivania mi fa quasi freddo. Non lo spengo però, ormai l’ho accesso. Il ventilatore è silenzioso, fa un rumore a bassissime frequenze. Il legno della scrivania lo fa rimbombare, per questo lo poggio sempre sopra qualche libro. Se lo spengo adesso però tutti si accorgeranno della differenza. Ci sarà un silenzio di quelli che ti fanno dire “ohw…”.
Il tuo cervello si accorge di essere stressato solo quando riesce a rilassarsi un attimo.
Se spengo adesso il ventilatore tutti gli altri in studio con me, penseranno che sono matta a puntarmi un ventilatore dritto in faccia ad Ottobre. TUTTI GLI ALTRI? Ieri ero da sola! Stamattina sono entrata in studio, mi sono seduta al mio posto e ho acceso il pc. Questo è quello che faccio ogni mattina, e questo è quello che ho fatto tutta l’estate. Tutta l’estate. Tutta proprio. Cazzo! È Ottobre! Scusate se non vi ho salutato, scusate, davvero! Che bello che siete tornati! Ah… si… il mare. La montagna anche. Bello… Bentornati! Non volevo mettere il dito nella piaga.
Stamattina sono entrata in studio, mi sono seduta al mio posto e ho acceso il computer. Lo accendo tutti i giorni, un automatismo ormai. Stamattina però era diverso. C’eravate tutti. Lo studio era pieno. Eravate per strada, sotto i portici. Al bar ho fatto la fila. AOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Me ne devo andare io, vero?
ps: in fondo alla newsletter, molto in fondo, sono presenti contenuti per un pubblico adulto 🌶️ si parla sempre di fumetti, ma vi riavviseremo più avanti con un po’ di queste: 🚨🚨🚨
MICHELINO NON SE NE È MAI ANDATO di Mariagiulia Pedrotti
Forse è un ragnaccio…. O forse una rana.
Sta di fatto che questo essere si chiama Michelino.
Sì, suppongo sia un ragno.
Michelino si è ricordato l’altro giorno di saper andare in bici.
Ma anche ora che ha imparato a usarla, arriva sempre in ritardo ai suoi impegni.
Questo mese non c’è tanta gente in paese, a Michelino piace che ci sia così tanto spazio per sé e per la sua bici!
Così può guardare meglio ciò che gli sta attorno e fare un sacco di slalom difficili.
A volte esagera però.
Oggi Michelino è tornato a casa più tardi del previsto e, nel così spaventoso buio della sera, scopre che non c’è solo lui in paese.
Ci sono degli altri esseri che camminano sui trampoli e che si divertono a pitturare i soffitti delle strade.
Michelino incredulo decide di attrezzarsi. Si presenterà a loro solo una volta che avrà tutto il necessario per partecipare al gioco.
Passa qualche giorno e Michelino è pronto.
Prende la bici e inizia a pedalare senza guardarsi attorno.
Nel tragitto però si rende conto che gli slalom sono più difficili del solito.
Non perché non sia più allenato, ma perché nel paese qualche d’uno è tornato!
E quando ormai è sera, dopo che il paese è stato perlustrato…
Michelino si rende conto di essere arrivato in ritardo.
Anche questa volta ha esagerato.
UN PAESE PER VECCHI di Luca Ralli
10 POSTI DOVE NON SONO STATO QUEST'ESTATE di Martino Petrella
Mi sveglio tutto sudato nel buio. Provo a guardare attraverso le sagome indistinte della notte per avere un qualche indizio su dove io sia, ma non riesco a ottenere alcunché. Potrebbe essere ottobre come agosto, la differenza è pari a zero (lo zero inoltre è considerato da alcuni un numero pari, che buffo). Dopo un tempo apparentemente infinito durante il quale il panico mi assale e l'ignoto si fa sempre più vivido, mi rendo conto finalmente di una drastica verità. Sono a casa mia. Non mi sono mai spostato, perché avrei dovuto? Ma soprattutto, per quale motivo credevo di trovarmi altrove? Lo so io perché, non mi sono mai mosso da qui, un'inaspettata trasferta in una prigione cambogiana sarebbe stata una perfetta distrazione da queste giornate così ammuffite. Il caldo contribuisce alla creazione accelerata della muffa. È il sigillo apposto sulla pila di ragioni che mi hanno tenuto ancorato tra le quattro mura del mio rifugio. Mai una sbirciata all'esterno per tutta l'estate. Ho addirittura convinto dopo una serie di trattative il netturbino a ritirare l'immondizia direttamente a casa mia senza dover neanche uscire fuori. Io quando mi impunto so essere molto convincente. Ma comunque sempre qui rimango. Mi spiace non attenermi al protocollo vacanziero corrente e alla successiva messa in mostra di tale procedimento. Al massimo posso farvi vedere le foto del bagno intasato del 10 luglio o del nido di calabroni in balcone del 17 agosto. Ma non penso possa destare un qualche tipo di interesse. Ma nel caso possa interessare a qualcuno che malauguratamente è arrivato a questo punto nella lettura offro volentieri una narrazione alternativa, un piccolo divertissement per avere anch'io un posticino nel grande palcoscenico delle avventure estive. Per il vostro diletto vi confiderò i migliori dieci posti dove non sono stato (neanche) questa estate.
1. IL CAFFÈ BIANCARDI Un delizioso baretto situato nei pressi di Ostuni in Puglia. Il proprietario, Ettore, mi conosce da quando sono piccolo anche se io ho cominciato ad andarci a 35 anni. Uno dei vari motivi della mia fascinazione per questo luogo.
2. LO STUDIO DI MIO NONNO Per anni occupato dal suddetto progenitore è da tempo vuoto a causa della sua morte. In gioventù ero solito andarci per scrivere romanzi mai pubblicati e assumere droghe mai esistite. A volte addirittura per amoreggiare in modi poco ergonomici.
3. LA RADURA DELLA MORTE A dispetto del nome un piccolo angolo di paradiso nella zona della Tuscia, in alto Lazio. Una volta ci portai mio nonno per provare a farlo uscire qualche volta dal suo studio. Resistette cinque minuti poi lo riportai indietro. Io però ci tornai molte volte finché non ci trovai un piede umano. Sarei curioso di vedere com'è oggi.
4. L'AGRITURISMO FRONTESPIZIO Un luogo dallo strano nome ma dall'atmosfera incredibilmente calma e pacifica. Me lo ha fatto scoprire una mia vecchia ragazza, che mi ci portò un agosto di molti anni fa. Lei sosteneva di essere parente dei proprietari anche se nessuno di loro l'abbia mai degnata di un cenno di saluto o di uno sguardo. L'anno dopo mi lasciò e aprì un agriturismo tutto suo di cui ignoro il nome.
5. LA BISCA DI ETTORE (Quello di Ostuni) Ecco dove l'avevo visto! Ora la storia del Caffè Biancardi perde un po' del suo fascino, peccato.
6. IL VECCHIO MULINO È un vecchio mulino, non dirò altro.
7. LA SPIAGGIA DI SAN BONIFACIO ci passavo l'estate da bambino. Ricordo che ogni anno facevo amicizie diverse dato che quasi nessuno tornava l'anno successivo al primo. La ragione probabilmente era l'aria pungente proveniente dall'enorme fabbrica a poche centinaia di metri dalla spiaggia. Ricordo quell'odore perfettamente.
8. CASA DEI VICINI Un tempo punto d'incontro fisso e baluardo di serate e pomeriggi memorabili. Da quando mi hanno scoperto i vicini purtroppo non ci sono più tornato.
9. LA MIA SOFFITTA Trovo molto singolare non essere mai entrato lì dentro negli ultimi due anni e mezzo ma forse un motivo c'è.
10. LE SEGRETE DEL PROFESSOR MORTE È il nome che diedi con il mio amico di infanzia Giulio a una piccola grotta nei pressi di un terreno in campagna dove andavamo a giocare ai pirati. Per anni è stato il rifugio delle nostre mistiche avventure. Una volta avevamo deciso di mollare tutto e andare a vivere lì dentro, ma prevedibilmente siamo tornati indietro sui nostri passi allo scoccare del secondo giorno. Sono sempre rimasto affascinato da quel luogo e per anni mi sono ripromesso di tornarci con Giulio per andare a dissotterrare lo scrigno del tesoro.
IL RIENTRO di Lorenzo La Neve
Vivere a Roma ha i suoi pregi e i suoi difetti, ed entrambe le cose hanno la stessa origine: gli eccessi.
Roma è una città eccessiva, niente è misurato. Le cose fiche sono CLAMOROSAMENTE fiche. Le cose brutte sono PLATEALMENTE brutte. Tipo un tenore che scivola su una buccia di banana mentre sale sul palco dell’Aida, per poi atterrare su una molla lasciata lì per caso, rimbalzando poi su un cumulo di letame locato non si sa come e perché in fondo alla sala. Ecco, quel tipo di platealmente brutto.
Il ritorno dalle vacanze mette sotto i riflettori tutti questi difetti e questi pregi, perché in sostanza te li dimentichi. Mia nonna abita in Puglia, e da sempre ad Agosto vado a trovarla almeno un paio di settimane, più che sufficienti per dimenticarsi che Roma è nel Lazio. Proprio perché odio dimenticare, ho pensato che poteva essere utile fare un elenco delle cose brutte e delle cose belle che risaltano particolarmente, al rientro.

LE COSE BRUTTE
LA PUZZA - Oh, ma come cazzo è possibile? Basta trascorrere due giorni in un posto dall’aria pulita per rendersi conto che Roma puzza di piscio, benzina, smog e scorregge. La cosa pazzesca è che quando ci stai durante l’anno non te ne accorgi mica. Questo porta a tutta una serie di domande esistenziali, come: ma casa mia puzza? Gli altri se ne accorgono e io no? Forse puzzo io?
I MEZZI - Sfondo una porta aperta, quella del bus. Non serviva aprirla, era già sfondata.
INTERLUDIO IN CUI CHIEDO A CHATGPT “COSA E’ BRUTTO DI ROMA AL RITORNO DALLE VACANZE?” - Il ritorno a Roma dopo le vacanze può comportare il traffico intenso, la congestione delle strade e la transizione alla routine quotidiana, ma offre anche molte opportunità culturali (ndr: quindi secondo ChatGPT le opportunità culturali sono brutte. Personalmente concordo). Dipende dalle prospettive personali e dall’esperienza individuale.
L’ALLERGIA - Soffro di una fortissima allergia alle graminacee, ai pollini, alle polveri e a uno specifico tizio che una volta mi ha chiesto di comprargli un supplì, l’ho fatto, non gli piaceva il gusto e l’ha fiondato per strada. Bastardo. Tutte queste cose a Roma sono presenti in grande quantità. Mi basta metterci piede per iniziare a sanguinare dalla narice destra, la mia destra, non la tua.
LE COSE BELLE
ALI BABA’ - Rimangiare il kebab di Ali dopo tanto tempo è come baciare per la prima volta, ma con un sapore migliore.
I CONCERTI - Diciamo che a San Menaio Garganico non è facile decidere di andare a vedere Bob Dylan un paio d’ore prima dell’inizio del concerto.
L’ALLERGIA - Sarà pure fastidiosa, ma mi fa sentire così vivo!
LA PUZZA - Basta trascorrere due giorni in un posto dall’aria pulita per rendersi conto che Roma puzza di piscio, benzina, smog e scorregge, tutte cose con cui faccio colazione.
INTERLUDIO IN CUI CHIEDO A CHATGPT “COSA E’ BELLO DI ROMA AL RITORNO DALLE VACANZE?” - Al ritorno dalle vacanze, Roma offre ancora la sua ricca cultura (ndr. E grazie al cazzo). Ve lo giuro, ha finito così.
Questo ha da offrire allora, Roma al rientro. Cultura. E tutti sappiamo che, secondo ChatGPT, è una brutta cosa.
ULTRAS FUMETTI di castoloronaldo
Qualche anno fa, appena ho cominciato a studiare la storia del fumetto e i grandi autori mi è capitato di convincermi che il fumetto mi facesse cacare (con la c è più secca, l’affermazione e la cacca). Disegni (fatti in un certo modo) incastrati in gabbie piccolissime, che devono seguire regole ingombranti. Anche i fumetti che le scavalcavano, ignoravano, e ne riscrivevano di loro, mi sembravano costretti dentro qualcosa che in qualche modo limitasse il loro potenziale, o almeno che non gli lasciasse abbastanza spazio per diventare quella cosa che piaceva a me. (Cosa mi piaceva? Cosa volevo? Non è chiaro.) Parlo al passato perché nel tempo ho trovato una soluzione a questa cazzata che mi è capitato di pensare. Leggere fumetti.
Ultras Fumetti è una rubrica scritta da lettori ultrà, tifosi di fumetto, che vogliono condividere la propria passione con più persone possibile. Scriveremo dei talenti cristallini scovati tra quelli che passano inosservati nei piccoli stadi dell’autoproduzione o dell’editoria indipendente, e delle vecchie glorie, ormai impolverate e dimenticate in qualche mercatino dell’usato.
PS: siamo ultrà, potremmo non avere un linguaggio forbito.
Jason, Le Dernier Mosquetaire.
Jason non è un autore impolverato, ma questa pubblicazione lo era, o quantomeno ha senso condividerla con voi poiché in Italia non si è vista. L’ho trovata in una delle mille librerie dell’usato di Parigi. Ne parlo qui perché ha a che fare con il problema che avevo con il fumetto, regole, meccanismi, ecc.ecc... Lui ne sembra schiavo e invece ne è padrone. La pubblicazione è un albo di quelli cartonati e francesissimi.
La cosa che mi colpisce, e che mi ha divertito tanto, è la semplicità con cui succedono le cose. Il protagonista è un vecchio moschettiere, che vede la propria città bombardata dallo spazio. Il moschettiere vuole risolvere la questione con gli alieni. In qualche modo riesce ad incontrarli, e ad arrivare sul loro pianeta. In più, capita di vedere alieni super attrezzati piegarsi alla vista o al colpo di un fioretto. Pochi fronzoli, poco pathos nei combattimenti, poche spiegazioni, le cose succedono e basta. Tutte queste assenze sono dei pregi e potenziano l’effetto comico. Per quanto il libro parli di una guerra tra Marte e la Terra, sembra che chi muore muoia per gioco, che non esista niente di veramente brutto in questo universo. Non si gioca invece con l’amicizia e con l’amore, Jason distrae con tutti questi aspetti comici, portandoci ad accettare per vere scene contro ogni logica, e nella sotto trama costruisce relazioni che da un momento all’altro ti infilzano, come un fioretto infilza un alieno. Ma questo fendente lo sentiamo. Dribblatore veterano.
Per rimanere sul senza fronzoli, Dirk Verschure è un fumettista che applica questo concetto a partire dal momento in cui ha l’idea di ciò che andrà a disegnare. Il suo più grande talento è intercettare quelle idee figlie del “ti immagini se...” e metterle su carta. A volte queste storie non vanno da nessuna parte, sono solo situazioni assurde e divertenti, delle volte fanno viaggi infiniti, ma quel che è certo, è che dopo aver letto Shit and Death #1, vorrete leggere il #2, e poi il #3. E quando scoprirete che il #3 è l’ultimo, farete fatica a trovare altrove questa brevità e spontaneità che per Verschure sembra essere pane quotidiano. Tackleman.
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🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨CONTENUTI PER I MAGGIORI DI 18 ANNI🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨🚨
THE SOUND OF LOVE di bidet
Quando qualcuno mi chiede quali sono gli ultimi fumetti che ho letto, solitamente rispondo “nessuno”. GRANDE BUGIA!!! Non so perché mi accorgo solo ora di essere uno dei più grandi lettori che conosca. Leggo ogni sera. Tanto. Questo rito va avanti da una decina di anni e posso ormai affermare di essermi fatto una importante cultura. Se il fumetto è quella cosa con le vignette e i balloon, posso ormai definirmi senza paura, un ultrà del fumetto. Porno.
La storia è abbastanza un classico del mondo hentai. È un'avventura incestuosa tra madre e figlio con dei piccoli intermezzi bdsm. In realtà l'incesto e il bondage sono dei tag che mi risultano indigesti. Mi provocano repulsione e talvolta disgusto.
In più il disegno in Mitsu Mitsu è bruttino, non particolarmente ispirato e, delle volte, ripetitivo.
Ricapitoliamo: Di questo doujinshi (una sorta di autoproduzione) non mi piace né la trama, né il disegno. Allora perché voglio parlarne? Perché Mitsu Mitsu non mi piace nella misura opposta in cui mi eccita. In Mistu Mistu vige la legge della schiettezza. Non ti prende in giro con funambolesche inquadrature. Ti mostra queste figure, simili a burattini, in poche pose e angolature. Di fronte, di lato, e se proprio gli prende bene, qualcosa dall'alto. In ogni vignetta c'è esattamente ciò che serve. Non è un regista generoso. Nelle scene di pompini troverai la mano, il cazzo e la faccia, fine. La grande giocata del Maestro Izayo è l'uso del colore. Mi manda ai matti il contrasto tra il rosa pallido della pelle e quello brillante e acceso delle labbra, della cappella e dei capezzoli.
Mette a disposizione pochi strumenti. Costruisce un mondo ai minimi termini che lascia il giusto spazio per le fantasie del lettore. Ogni volta che vedo la copertina di una storia di Izayo no Kiki penso che dentro ci potrebbe essere di tutto come niente.
Forza fumetti. Allez les bandes dessinées!
FINE!
Lo scorso weekend ci siamo divertiti al TCBF e da URCA.
Anche a voi deve essere piaciuto, ci avete fatto viaggiare leggeri al ritorno!
Profondissima n.1, Pisellinus speciale Realismo, Pisellinus Speciale Napoli, e Fonda Prossimi sono SOLD OUT!

Ci avete lasciato solo con questi… ma è un peccato che avanzino…
Se non ci rivediamo prima…
Clicca dai… Clicca.
Extra:
Proverbio (che non è un proverbio ma l’ho trovato gugolando “Proverbi su Ottobre”) su Ottobre:
“Ottobre gelato, ogni insetto è debellato.
Se Ottobre è piovarolo, è pure fungarolo.
Ottobre è quasi matto, ma nessuno gli fa il ritratto.
Ottobre piovoso, campo prosperoso.
Vento d'ottobre grida come l'orco: fa cader la ghianda che fa ingrassare il porco.
Se di ottobre scroscia e tuona, l'invernata sarà buona.
Ottobre è bello, ma tieni pronto l'ombrello.
Ottobre: vino e cantina dalla sera alla mattina.
Per S. Simone (28 ottobre) il galletto si fa cappone.
Per S. Simone (28 ottobre) la nespola ripone.
A San Simone il ventaglio si ripone.
viene ottobre bello, leva il vino dal mastello.
Ottobre, il vino è nelle doghe A S. Francesco (4 ottobre) arriva il tordo e il fresco.
Per S. Reparata (8 ottobre), ogni oliva è inoliata.
Se piove per S. Gorgonio (9 ottobre), tutto ottobre è un demonio.
Per S. Teresa (15 ottobre), semina a distesa.
Per San Gallo (16 ottobre), para via e non fai fallo.
Da San Gallo (16 ottobre) ara il monte e semina la valle.
O molle o asciutto, per S. Luca (18 ottobre) semina tutto.”
Derby musicale bolognese: Lavorare vs Vacanze
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