Birretta al baretto
Leggi su Substack ↗ ↗I bar si possono classificare (in modo forse poco preciso ma incisivo) in due tipologie:
i bar chic (che si dividono in antico e moderno, quest’ultimo tipo, può essere considerato un non luogo ed è adatto a creare nuovi contenuti su Instagram),
i bar non chic (ci siamo capiti).
Si potrebbe inoltre fare un approfondito studio antropologico sui loro frequentatori, catalogarli in gruppi e sottogruppi, in base al comportamento, ai rituali, al tipo di consumazione…
Entrando in un bar si possono già da subito osservare le strane (ma allo stesso tempo comuni) dinamiche che si creano tra persone, cibo e alcol. Frequentando lo stesso bar per un po’, si scopre un mondo a parte, un piccolo ecosistema. Pian piano si può tentare di capire, caffè dopo caffè, (o birra dopo camparino) qualcosa di indecifrabile ma allo stesso tempo evidente, ossia la varietà umana.
Sera d’addio di Vittoria Annechini ( Vittorzolo )
EL CASAL di Júlia Ventura Bruguera
Il miglio dorato del cinema di Leonardo D'Angeli
Se la scorsa volta sempre in questo spazio degli amici di Profondissima, ho parlato di fumetto americano (Anche se in maniera disordinata), oggi mi sposterò sulla mia altra grande passione, i film. Lo faccio mettendo le mani avanti, perché c'è ancora tanto che devo vedere, scoprire, studiare e infondo, è anche questo il bello.
Partiamo dalla musica.
C'è un verso in "Lived in bars" di Cat Power che fa "We're so glad you have come back. Every living lion will lay in your lap" e al di là del mio amore per la sua voce, l'ho sempre visto come metafora perfetta per descrivere quei momenti "da bar" che ognuno di noi ha provato sulla pelle o visto in un film almeno una volta nella vita.
Spesso viene inteso come luogo pubblico dove perdere o passare tempo, incontrare amici o banalmente bere qualcosa.
Ma nel cinema ha tutto un trascorso alle spalle, pensiamo banalmente alla sua etimologia, il termine affonda le sue radici nell’epoca della prima colonizzazione delle Americhe quando veniva utilizzata per indicare l’angolo riservato alla vendita di alcolici nelle bettole e nelle osterie.
Spesso sfondo di incontri, scontri, primi baci, accoltellamenti, trattative, sparatorie, rivelazioni inquietanti e perché no, incontri con dio.
In questo episodio vi consiglierò 4 film con le scene ambientate in un bar che mi ricordo di più, senza scadere nei soliti "Casablanca" o "Trainspotting" che conosciamo tutti. Spero di non annoiarvi a morte.
1. Tutti amiamo Sergio Leone e non voglio fare la mosca bianca dicendo che il film della trilogia del tempo che preferisco è "GIÙ LA TESTA" (1971) ovvero quello meno citato ma è la verità. Nuove amicizie e cuori spezzati si stagliano sugli orrori sanguinari della rivoluzione messicana nel 1931 in un'epopea rocambolesca di un'insolita coppia di protagonisti da antologia.
La scena che me lo ha fatto scegliere è in realtà l'ultima parte (in senso cronologico) di una serie di flashback relativi al personaggio interpretato da James Coburn (che i più ricorderanno per il primo film dei Muppet diretto da Jim Henson, ha senso) e si svolge in un pub irlandese. Zero dialoghi, solo la melodia eterea di Ennio Morricone e le immagini, più chiare di mille parole.
A voi scoprire il resto.
2. Passiamo al genere supereroistico che talvolta dialoga sia con il war movie (Grande attesa per il Sgt. Rock di Guadagnino) che con il western ("Logan" di Mangold).
Inizialmente pensavo a "X-men: First Class" ambientato nel 1962, uno dei più apprezzati film del franchise dedicato ai mutanti targato 20th Century Fox (ora Studios) per il confronto di Erik (Magneto) con due nazisti in un pub in Germania.
Poi ho pensato di virare su un titolo M.c.u è data la recente uscita del primo film stand-alone dedicato a Sam Wilson (anche se quest'ultimo viene approfondito più nella miniserie che lo precede) perché non riportare alla luce uno dei titoli più sottovalutati della fase uno?
Sto parlando di "CAPTAIN AMERICA: IL PRIMO VENDICATORE" (2011).
Joe Johnson viene spesso ricordato per il suo contributo agli effetti speciali di film quali "Star Wars Episodio IV: Una nuova speranza" durante la quale lavorazione ha creato l'iconica forma del modellino del Millennium Falcon o il primo "Indiana Jones" ma io ci sono parecchio legato anche per tutto quello che ha diretto poi, film per ragazzi intramontabili come il primo "Jumanji" ed adattamenti oggi dimenticati ma al tempo coraggiosi come "Rocketeer" basato sulla creazione del maestro Dave Stevens.
Il primo film con Steve Rogers protagonista non delude e non eccelle ma è avvolto da un manto di classicità che io seriamente fatico a ritrovare in altri titoli che poggiano le basi su icone di un certo peso storico, pensate per esempio al finale dove riecheggia quel capolavoro del 1946 di "A Matter of Life and Death" ("Scala al paradiso") firmato Powell & Pressburger, fateci caso.
La scena a cui ho pensato è il momento successivo a una sequenza di missioni dove l'Howling Commandos torna vincitrice e vediamo festeggiare tutti i membri in un pub a Londra, poche luci illuminano il locale, la fotografia di Shelly Johnson rende l'ambiente sicuro ma non del tutto, come se quel tono di giallo ci ricordasse che la guerra è nell'aria, ancora se ne respira la pressione.
Ma la scena prosegue con l'entrata in scena di Peggy Carter vestita con un abito rosso acceso (Qui volendo si può vedere un'altra lezione dal cinema di Powell & Pressburger), camminando tra soldati senza parole si rivolge a Steve Rogers, anticipandogli un ballo che purtroppo non arriverà mai... Non in questa linea temporale almeno è qui mi prendo la libertà di fare una digressione: se ricordate la volta scorsa ho parlato di James Romberger consigliandovi le sue opere, come forse ho già detto, si tratta anche di un amico e due settimane fa mentre parlavamo su meet, mi ha detto che secondo lui Jack Kirby avrebbe amato la parte finale con Steve e Peggy in "Avengers: Endgame". Ascoltare queste parole da una persona che ha conosciuto il co-creatore di Capitan America di persona è stato emozionante e credo che mi farà commuovere la prossima volta che rivedrò questi film.
In breve, mai sottovalutare blockbuster e dintorni, c'è sempre qualcosa che merita la nostra attenzione.
3. Ok, questa è difficile.
Vi sarà capitato di sentire amici, parenti o conoscenti profondamente convinti che i cosiddetti cartoni animati non facciano più per loro. È una convinzione comune e andrebbe combattuta, magari istruendo queste persone, facendole rendere conto che come Gullermo Del Toro disse in diretta mondiale dopo aver ricevuto un premio per il suo Pinocchio, co-diretto con il compianto Mark Gustafson, "L'animazione è una tecnica, non un genere".
Ma si sa, è difficile istruire chi pensa di essere "troppo vecchio" per certe materie di studio ma per chi avesse il coraggio di fare un balzo nel vuoto e scavalcare tutte le tappe, c'è Masaaki Yuasa.
Sarebbe riduttivo definire "prolifico", questo regista giapponese, negli ultimi anni si è valso di aver riadattato un capolavoro manga quale "Devilman" di Go Nagai per le nuove generazioni ("Crybaby"), aver creato uno degli studi d'animazione più cool a livello globale di sempre (Science Saru) e aver sfornato tantissimi titoli (dei quali "Inu-Oh" che io consiglio di vedere solo dopo i 12 episodi di "Heike Monogatari" della regista Naoko Yamada, famosa per "La Forma della voce"), tra cui il mio anime preferito "Kaiba" del 2008 (sono solo 12 episodi, non abbiate paura, LRNZ lo mette al pari di "Conan Il ragazzo del futuro" se può convincervi).
Ma ora vorrei tornare a quattro anni prima, a quel film dello studio 4°C che ha dato inizio al percorso folle di questo autore, "MIND GAME" (2004).
Nishi, disilluso aspirante fumettista, incontra in un izakaya, tipico locale giapponese simile a un bar (scusate se è tirata), una sua vecchia compagna di liceo, Myon di cui è sempre stato innamorato. Il mondo del protagonista crolla quando viene a sapere che la ragazza sta per sposarsi e da quel locale notturno si apriranno le porte degli eventi più assurdi e rocamboleschi dove la forza dell'amore può vincere la morte e il tempo assieme, anche se messa così può sembrare una soap opera di basso livello.
Quelli che si vantano di guardare solo live-action per chissà quale motivo, probabilmente abbandoneranno dopo 3 minuti, io spero restiate fino alla fine.
4. Ora voglio ricollegandomi a una canzone che da il nome all'album da cui proviene la canzone citata all'inizio ovvero "The Greatest" di Cat Power che è anche presente come attrice nel film con cui vorrei chiudere questa strana selezione dove potrei aver perso il focus, "MY BLUEBERRY NIGHTS" del 2007.
Giuro che qui c'è davvero un bar e non solo, è pure la location principale!
Elizabeth (Norah Jones) è una giovane donna disperata per essere stata lasciata dal fidanzato e trascorre le sue notti nel caffè (scusate, bugia a metà) di Jeremy (Jude Law) sperando di incontrare l'ex che vive nella parte opposta della strada.
La dimensione del locale, aiutata soprattutto dell'incredibile fotografia del persiano
Darius Khondji (di cui potete ammirare il lavoro in "Mickey17" di Bong Joon-ho, ora al cinema e qui nella sua unica collaborazione con il grande Wong Kar-Wai) è lo sfondo di storie piene di personaggi bizzarri, tutti interpretati da noti volti di Hollywood che non anticiperò. Insomma, il titolo italiano è "UN BACIO ROMANTICO", l'ideale per fregare gli amici che non hanno intenzione di conoscere il cinema orientale sempre per motivi poco concreti.
P.s: C'è anche un cameo di Cat Power, molto apprezzato anche perché finito il film, un pò come "California Dreamin'" dei The Mamas & the Papas in "Hongkong Express" di "The Greatest" non vi scorderete più.
Questo è tutto, credo di essere stato più confuso del previsto ma almeno i titoli ci sono quindi non mi resta che augurarvi buona visione.
Cheers!
Bar Roma di Michele Baldini, artista che fa parte del gruppo Psicocromatici
10 FREQUENTATORI DEL BAR SOTTO CASA MIA O UNA SERIE DI INFORMAZIONI RIGUARDANTI IL MANGIARE IN COMPAGNIA di Martino Petrella
Vado al bar quasi tutte le mattine. Quando mi capita di non andarci faccio comunque colazione in piedi appoggiando la tazza sul pianale della cucina come se fosse un bancone, quindi tanto vale uscire di casa e godere della reale esperienza del bancone primigenio. Vado sempre allo stesso bar. È il primo che incontro uscendo di casa, prendendo la discesa sulla sinistra e girando pochi istanti dopo a destra. Si può dire che scelga l'opzione più comoda, un ripiego che simboleggia perfettamente la mia estrema pigrizia. Tutt'altro. Si tratta davvero del migliore bar sulla piazza. La piazza intesa come scena, non come letterale piazza essendo il suddetto bar posto all'angolo di un incrocio. Ci si arriva davvero in pochissimo tempo. Due minuti se mantieni un passo lento. Davvero una sciocchezza. Al suo interno è consueto incontrare delle persone, giustamente non posso pensare di essere l'unico ad aver avuto questa geniale idea. Ma è proprio qui che si apre un grande bacino sulla carta geografica delle mie giornate. Il bacino nel quale nuotano e spesso emergono tutti gli individui che incontro solo ed esclusivamente nelle quattro mura (e anche nello spazio aperto antistante) del bar. In questo ambiente non penso si possa parlare, a parte qualche eccezione, di amici o conoscenti. Il ruolo sociale e relazionale di chiunque entri lì dentro si va a ridurre al semplice "tizio caio del bar". Spesso al di fuori di questo spazio non si forma quel legame anche misero che prolifera invece davanti a un cornetto o un caffè macchiato. Per questo voglio portare alcune di queste persone al di fuori di quelle mura e descriverle brevemente qui sotto, per capire se chi legge ha mai conosciuto uno dei loro cloni sparsi per le città del mondo. Con alcuni parlo, con altri no ma in questo insieme mi sembra quasi la stessa cosa.
SERGIO
Se lo guardi controluce puoi intravedere i fasti di un passato ormai lontano ancora attaccati qua e là. Sergio è situato a metà strada tra un nobiluomo e un vagabondo, tendendo più verso l'uno e più verso l'altro a seconda della giornata, o del momento della giornata. Parla spesso, a lungo e con un tono di voce suadente, di cinema, vite passate, attualità e declino del mondo contemporaneo. Spesso tutto ciò scade in improperi e male parole verso persone o cose, ma resta una compagnia intrigante.
LULÙ
Non è chiaro se sia una settantacinquenne tutto sommato dignitosa o una quarantacinquenne orribilmente appassita da sostanze ignote. Si manifesta come uno spettro nel tavolo accanto al mio e chiede con una voce da strega di Biancaneve se so dirle che ore sono. Non credo abbia mai detto altro.
CARLO
Quando arriva lo vedi subito perché inizia a parlare con te già a quindici metri di distanza dalla porta. Gestisce un negozio di informatica a 1,5 minuti a piedi dal bar. È sempre di corsa ma nell'arco di pochi minuti riesce a intrattenere conversazioni multiple con varie persone, fare colazione e offrirla a qualcun altro. Scherza spesso sul fatto che oggi sia meglio diventare fascisti e mi chiama con bonarietà "camerata". Io so che si tratta di una burla ma altre persone potrebbero farsi strane idee.
STEFANIA
Era sempre seduta allo stesso tavolo ogni mattina. Ma anche ogni pomeriggio. Spesso la vedevo anche di sera. Quando il bar è stato chiuso per alcuni mesi lei era comunque lì davanti, seduta da sola sullo scalino della porta d'ingresso. Detiene il record di tempo passato al bar. È deceduta tre anni fa e ora sopra al suo tavolo è stato appeso un vaso di fiori.
GIORGIO
Da febbraio a novembre è costantemente seduto all'aperto, questo fa sì che fin dalla prima metà di marzo sia in possesso di un'abbronzatura impeccabile, che neanche il miglior solarium riuscirebbe a conferire. I suoi occhiali da sole sembrano essere una parte fondativa del suo corpo, impossibili da estrapolare. Più passa il tempo più sembra che viva a rallentatore, ma forse è l'effetto che fa prendere il sole tutto il giorno.
FRANCIS
Distinto signore inglese di una certa età siede sempre in compagnia di un suo coetaneo francese (o forse belga chissà). Parlano alternando italiano, francese ed inglese, a seconda della piega che prende il pensiero e la conversazione, a volte carpisco stralci di vite molto lontane dalla mia, ma proprio per questo estremamente intriganti. Da poco ho cominciato a scambiarci qualche parola, voglio diventare il terzo uomo di queste conversazioni.
BARBARA
Parla solo con i cani.
GEA
È un cane (non sembra interessata alle richieste di Barbara quanto lo sia alle bottigliette di plastica, che morde fino a ridurle in coriandoli).
MARIO
Presenza irruenta, al suo arrivo il bar si riempie di frasi biascicate a voce alta, che si interrompono e ripartono come un disco malfunzionante in direzione della persona a lui più vicina in quel momento. Nonostante l'età avanzata ha un profilo tiktok dove racconta di tempi ormai andati e di come lui questi tempi li abbia non solo vissuti ma anche dominati, scartabellati e forse inventati. Purtroppo i video si somigliano molto tra di loro, rimane un fenomeno a dir poco degno di nota. Spero sempre che non attacchi uno dei suoi discorsi da nastro di moebius con me mentre faccio colazione.
Bambone alla ricerca del Cappuccino Perfetto di Fabio Malpelo
Un piccolo indizio sulla prossima uscita:
Ora dobbiamo proprio andare, ci aspetta un bel caffè corretto Martini + cornetto al cioccolato nel baretto qui sotto, a presto!!
TI È PIACIUTO?
Iscriviti per ricevere le prossime mail direttamente nella tua casella.
ISCRIVITI ORA














